Diario dell’inaugurazione di “STRAD-RAMA – L’anciové sota process” (9 settembre 2018)

DATI PRATICI
Data e luogo: 9/09/2018, piazza Carignano, Torino
Durata stanzialità: 2 ore
Spettatori: all’inizio una sessantina; punta massima di 101 durante; alla fine 84.
Ricavo a cappello della serata: € 195,70 Crowdfunding in rete: € 40

RICHIAMO ALLO SPIRITO DEL PROGETTO
Tutti sono invitati alla sperimentazione, che intende nascere e svilupparsi empaticamente su strada – e non solo – con il coinvolgimento paritario di pubblico, attori, registi, drammaturghi: dettagli

PER ARTICOLO DIARIO

DETTAGLIO DELL’INCIPIT DELLA STANZIALITA’ INAUGURALE DEL 9 SETTEMBRE
Comincio chiedendo se tutti mi sentono. Chiedo poi una disposizione armonica nello spazio. Ringrazio tuti. Mi scuso perché non so assolutamente cosa farò. Paragone tra la scrittura intima e la scrittura su strada. Immagine del foglio bianco e concetto delle immagini nascoste dietro ai segni neri sul foglio. Spiegazione del progetto: STRAD-RAMA e Teatro di riciclo. Allargo il concetto di trasformazione del processo produttivo di uno spettacolo – in ogni sua fase – in processo spettacolare: se STRAD-RAMA è ascrivibile a questo concetto, il Teatro di Riciclo, che nei prossimi mesi racconterà 130 repliche dello spettacolo Il nome della rosa, è un travaso di generi, perché evoca con il racconto momenti della rappresentazione di uno spettacolo che non c’è più. Spiego l’argomento della sessione di “STRAD-RAMA: l’anciové sota process”. Gioco dialettico con un bimbo in prima fila per ottenerne l’ascolto. Gioco dei tre ringraziamenti (retorici e non) con richiesta di applausi, a tre soggetti istituzionali: Stato, Regione e Comune. Aumenta il pubblico: chiedo di liberare un passaggio che va a una porta di palazzo Carignano, che mi sta alle spalle. Intervento di uno spettatore: lo riconosco, era già intervenuto in altri miei spettacoli su strada, in particolare ne “I libri sulla strada”. Raccolgo con rispetto la sua osservazione, ma senza darle un peso particolare, perché non serve e porta me e il pubblico fuori strada. Cenni sulla storia da cui nasce la “maschera” de l’Anciové e sullo spettacolo che la evocò; il sogno di un uomo del presente: è un acciugaio (spiego chi erano gli accciugai e come ebbe origine il mestiere – dal contrabbando del sale alla vendita di acciughe) che però è chiuso nel barile insieme alle acciughe. Si sveglia ma è ancora nel sogno, poi si sveglia per davvero. Riesce solo più a parlare in piemontese. Si fa la doccia, ma le acciughe e il sale continuano a girargli in testa. Esce di casa, ha una forte urgenza di parlare alla gente, ma non sa assolutamente cosa dire: paragono la sua situazione alla mia in piazza in quel momento. L’anciové sceglie di raccontare i principi fondamentali della Costituzione e vende, insieme a ogni articolo, grissini e acciughe in giro per le piazze. Guadagna tanti soldi, finché incontra uno che, invece di ascoltarlo soltanto, ripete tutto ciò che dice lui: gli “vende” il suo mestiere, donandogli tutti i soldi che ha guadagnato. Va a incontrare l’unico pubblico “che gli resta da incontrare”: i morti. Presentazione del nuovo acciugaio, della sua nuova avventura. Lui ritorna dal regno dei morti. Parlerà in prima persona, spiego: ovviamente in piemontese. Ipotizzo che lui arrivi in piazza Carignano, dove ci troviamo. E’ appena uscita una legge che prevede che lo straniero, appena riconosciuto in quanto tale, venga processato per direttissima e condannato all’espulsione immediata o… decideremo a cos’altro, dico. I processi sono fatti da gruppi di tre cittadini, ciascun gruppo sotto un gazebo colorato; ipotizzo gazebi verdi e gazebi tricolore (bianco, rosso e verde). Annuncio che tutti potranno scrivere domande o considerazioni all’acciugaio: o direttamente sul quaderno accanto a me o dicendogli direttamente qualcosa, perché lui raccoglierà ogni voce, avendo un registratore nel taschino…

CENNI SINTETICI SUL PROSIEGUO
Nell’ora e mezza successiva, leggo alcuni fra i brani che mi sono venuti in mente nel pomeriggio – per associazione di idee o per contrasto – pensando a ciò che andavo a fare: un brano di Piero Gobetti (la visione di Torino mentre parte per l’esilio), due brani di Cesare Pavese (da “Tra donne sole” e “la luna e i falò”) e una poesia in piemontese di Amilcare Solferini: Catastrofe. Uso quest’ultima, spiego, per provare a “entrare” nella lingua dell’anciové e per richiamare un’assunzione di responsabilità collettiva nei confronti dei pericoli che ci circondano; perché “tutto riguarda tutti”. Durante la lettura interviene il solito spettatore: questa volta raccolgo la sua provocazione, mi serve; risate del pubblico sul suo ruolo di improvvisato filologo. Poi lettura della nascita dell’anciové, preceduta dalla traduzione. L’evento, fra tutti, più notevole dal punto di vista dell’evoluzione drammaturgica: la visione dettagliata del regno dei morti, che esula da quanto già si sapeva dalla vicenda già nota dell’anciové. Il travaso dei mari del mondo in canali che sono collegati con un’intercapedine interna alla terra, che fa da protezione e ambiente di raffreddamento alla parte caldissima centrale; e il passaggio di tutti i morti attraverso i canali per andare ad abitare il mare interno alla terra: l’acqua e il sale, che conserva, non distrugge. I canali verso il centro della terra, sono corsia preferenziale e diretta per chi muore in mare.
La stanzialità si conclude con l’immersione nella descrizione del regno dei morti tramite i versi del testo originario, relativo alla prima avventura dell’anciové; e con l’invito al pubblico perché parli all’anciové e/o gli scriva sul quaderno. Invito anche a lasciare – chi lo vuole – indirizzi e.mail sul quaderno stesso, per essere informati sulle future stanzialità.

FRASI CHE L’ANCIOVE’ HA RACCOLTO CON IL REGISTRATORE NEL TASCHINO
– Senta, ma lei conosce l’Outlet *** (nome di esercizio commerciale)? Se non lo conosce vuol dire che lei non è un italiano.
– Mangiare senza sale.
– Ciao anciové. Senti ma.. ti volevo fare questa domanda: tu la bagna cauda come la fai? Cioè, l’aglio, le acciughe, la preparazione… sicuramente ne hai sentite tante di ricette. E in tante piazze. C’è chi ci mette le noci… chi ci mette la panna… Sono cose gravi, queste. Non devono accadere. O sì invece? Magari sì. Sono tante nonne che hanno tante ricette diverse… E un solo popolo… o sono tante acciughe… o una in particolare che va… che ne so. Chiedo a te, tu che ne sai tante… Sì, bravo, è una bella idea, e poi? E anche le scarpe. Fico. Va bene. E hai begli occhi anche. Ok. Grazie. Ciao.
– A Marrakech ho visto un contastorie e non capivo niente. Ma era bellissimo e ho ascoltato tutto lo spettacolo senza capire una parola. Quindi forse la bellezza è superiore alla differenza di lingua o alla comprensione delle parole.
– Volevo ringraziare perché due frasi sono state importanti. Questa: che il sogno è solo la scintilla che fa scattare l’azione; ma poi ci vuole l’azione. E l’altra… non me la ricordo in questo momento… ritorno.
(stessa voce, dopo 60 secondi) L’altra importante è questa: che le cose che sembra non abbiano senso, a volte hanno il doppio del senso.
– Scusa acciugaio, spero di non disturbarti. Volevo chiedere a te una cosa che poi devi chiedere, appena hai tempo, a Marco: io non so se tu hai fatto caso che ogni tanto all’inizio, diceva che bisognava lasciare aperto un corridoio sulla destra, no? Poi sono venute delle persone nuove che hanno di nuovo riempito il passaggio. E Marco ha detto che dovevano spostarsi… ma, a cosa è servito sto passaggio? Niente, volevo sapere questo. Comunque sei sempre straordinario come sempre. Anche Marco, ma tu sei meraviglioso. Noi, questo corridoio… ci è rimasta un po’ questa curiosità… questa via di fuga che poi… E poi… se vuoi una bella ricetta per le acciughe marinate, Marco ha il mio numero e… magari te la scrivo. Va bene?
– Volevo chiederti, dopo tutto questo sale, dopo tutta questa acqua… dopo tutta questa musica, che orizzonte vedi davanti a te? Qual è il tuo prossimo orizzonte? Grazie.
(stessa voce, dopo 40 secondi) Scusami, questo orizzonte… intendo il nostro orizzonte. Questo processo che ti accusa di ciò che tu non sei. Qual è il nostro prossimo orizzonte?
– Insieme dai. (Prima voce) Tu hai una registrazione ma noi non abbiamo nulla da dire se non che siamo stati contenti dello spettacolo. (Seconda voce) E di averti conosciuto. (Prima voce) Come suggerivo prima a Marco, aggiungi anche il giallo nella tavolozza cromatica dei nuovi potenti. Nei gazebo. Ciao, in bocca al lupo.
– Allora, io mi sento di dirti delle cose, caro anciové. Almeno, per quanto mi riguarda io volevo chiederti questo: secondo te nei confronti dell’inquisitore, uno come si dovrebbe porre? Perché l’inquisitore secondo me nasce non perché interessato alla verità. O interessato alla profondità delle cose che succedono. Ma perché cerca di anteporre la stabilità e l’ordine a tutto ciò che secondo lui è meritevole di essere conservato. Quindi è in teressante perché l’inquisitore si pone a strutturare un ordine precostituito senza andare invece a criticarlo. Senza… E questo io penso che… Tu sei molto importante perché sei uno che riesce a mettere in luce davvero e a togliere dei veli a quest’ordine che produce vittime. Quindi io ti ringrazio.
– Volevo chiederti perché hai gli occhi così grandi. E poi mi piacerebbe che fossi un po’ più diretto… dato che viviamo tempi difficili… e… si capisce dove vuoi andare a parare… però a prendersela un po’ con questi bastardi che fanno morire la gente in mare… sarebbe bello che almeno tu fossi un po’ più diretto.
– Ciao ciao.
– A me interessava solo saper come stavi. Ero un po’ preoccupato. Ciao.

FRASI SCRITTE DAL PUBBLICO SUL QUADERNO 
– Questa corte fa notare all’imputato che gli è stato dato il diritto di difesa. Ma lo stesso, parlando una lingua sconosciuta, ovvero non comprensibile a questi giudici, è da intendersi che vi ha rinunciato, anzi così facendo ha anche oltraggiato la corte!
– Lei signor acciugaio è stato vaccinato contro l’ingiustizia, l’intolleranza a l’egoismo?
– meglio brani monolingua che traduzioni a paragrafo (che interrompono il pathos). Anche non capire è bello: lascia spazio all’immaginazione!
– Volevo chiedere all’acciugaio se tra i morti ha potuto stringere la mano e parlare a mio nonno Turiddu, bracciante comunista siracusano che ha riso tutta la vita, lavorando duro e circondato da democristiani.
– Caro acciugaio, se sogni di essere sveglio nel sogno e sei veramente sveglio nel sogno di essere sveglio, come vorresti realmente svegliarti?
Come uomo?
Come donna?
Come acciuga?
E se sogni chi essere da sveglio; vorresti di nuovo sognare di tornare nel buco del mare ad accarezzare i morti, abbracciandoli e raccontando loro di un mondo senza frontiere e dove il mare ritorna ai pesci e la terra agli uomini.

PER ARTICOLO DIARIO3

Prossima stanzialità: sabato 22 settembre 2018, dettaglio
Crowdfunding: http://sostieni.link/19359
Pagina fb: https://www.facebook.com/teatrosustrada201819
Informazioni: azionateempatieurbane@gmail.com | 3470522739

 

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