Diario della terza stanzialità di “STRAD-RAMA – L’anciové sota process” (7 ottobre 2018, Caraglio)

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DATI PRATICI
Data e luogo: 22/09/2018, Filatoio di Caraglio (CN)
Durata stanzialità: 1 ora
Spettatori: 100 circa costanti
Crowdfunding: replica sostenuta e ottenuta dall’Associazione Contardo Ferrini, con contributo “a premio”
Stanzialità precedente: notifica, diario

RICHIAMO ALLO SPIRITO DEL PROGETTO
Tutti sono invitati alla sperimentazione, che intende nascere e svilupparsi empaticamente su strada – e non solo – con il coinvolgimento paritario di pubblico, attori, registi, drammaturghi: dettagli

DIARIO
Questa volta il diario della stanzialità inizia dal fondo: da ciò che il pubblico ha scritto sul quaderno e ha “detto” all’anciové.

FRASI CHE L’ANCIOVE’ HA RACCOLTO CON IL REGISTRATORE NEL TASCHINO:
– Ti voglio chiedere una cosa. Mi devi dire come ti chiami. Perché Anciové, sì, va be’. Ma io avrei bisogno di un nome.
– Non capisco perché sei venuto a disturbarci in questo posto dove siamo tutti della stessa etnia. E tu, non ti capiamo cosa stai dicendo.
– Qual era la ninna nanna che ti raccontava tua madre? Come faceva?
FRASI SCRITTE DAL PUBBLICO SUL QUADERNO:
– Perché sì? Perché sì? Quale sarebbe il tuo modo di dire sì? E non mentire, non dire .. … la morte.
– Bravo “anciué”, un modo geniale per aprire la mente.
– Immagino che l’anciové ritorni dalla terra insieme ai morti senza nome, guidando un esercito pacifico di donne e uomini in rivolta; in questa ciurma tutti parlano le lingue delle “minoranze contro l’Impero”. E alla Fine i morti diventano vivi e i vivi si rivelano morti.
– E se l’acciugaio riuscisse ad organizzare tutti i morti vittime della non accettazione della diversità e potesse a questo punto cambiare la storia ed eliminare l’odio per il diverso e quei governanti che avevano redatto il decreto della vergogna? Il sogno e la realtà possono diventare una cosa sola!

Una stanzialità intensa, ricca di empatia e scambio emotivo.
C’è una frase, fra quelle raccolte dall’anciové, che mi ha fatto accapponare la pelle: “Non capisco perché sei venuto a disturbarci in questo posto dove siamo tutti della stessa etnia. E tu, non ti capiamo cosa stai dicendo”. Fa accapponare la pelle anche per “come” è stata detta, ecco l’audio.
A parlare – lo sentite – è un signore di una certa età, che ha un chiarissimo accento piemontese e che – fra le possibilità da me proposte – sceglie di mettersi in scena come “cittadino del gazebo”, che processa il presunto migrante. Nello scambiare per straniera la lingua – a lui ben nota, come denuncia l’accento – dell’anciové, incarna perfettamente la contraddizione di chi, rifiutando l'”altro da sé”, espelle un pezzo di sé: concetto fondante dei temi di questa nostra avventurosa ricerca drammaturgica.
Vale la pena, tenendo a mente questa suggestione e l’audio del “giudice” – ne ricordo, tra l’altro, anche la figura, lo vedo avvicinarsi e parlare all’orecchio dell’anciové: un uomo alto, corpulento, con i capelli bianchissimi -; vale la pena, scrivevo, tracciare la sintesi di quanto avvenuto nella stanzialità caragliese.

Leggo l’incipit di “le opere e i giorni” di Esiodo, in greco antico. / Dichiaro l’autore / Leggo la poesia “Catastrofe” di Amilcare Solferini, in piemontese / Dichiaro l’autore: cenni sulla sua vita e sulla morte (fece harakiri in piazza Castello, a Torino) / Confronto fra le due lingue / Creazione di terreno di conoscenza/ricordo comune, tramite il racconto della nascita del “mestiere dell’anciové” / Variazione rispetto al reale, astrazione utile: l’anciové in scena è un “anciové sota sal” / racconto della sua vicenda (sino all’incontro con i morti), con ampliamento del particolare della filastrocca “inutile” che racconta alla gente prima di trovare l’argomento utile (i principi fondamentali della Costituzione): gliela racconta sua madre, cui è stata tramandata da suo nonno, cui la tramandò il bisnonno… e così via / Riaggancio dialettico al confronto fra il greco antico e il piemontese, evidenziandone l’importanza per comprendere ciò che accadrà all’anciové quando tornerà “qui”, provenendo dal regno dei morti / Lascio volutamente l’immagine sospesa, chiedendo al pubblico di attenderla: prima di evocarla devo fare altro / Dichiarazione della totale ignoranza di cosa farò subito dopo e della costruzione in itinere della storia / Spiegazione dell’azione, a partire dal “modo” in cui è stata evocata la prima puntata della storia dell’anciové (spettacolo con scenografia importante – sei quintali di sale – e articolato uso della luminotecnica)  / Evocazione del dramma in cui si trova l’anciové giungendo dal regno dei morti: gazebo con i cittadini che processano, identificazione dei migranti, espulsione o omicidio a seconda che si stabilisca o no la provenienza esatta (motoseghe, taniche di acido) / Rischio da parte dell’anciové che, interrogato, dice di giungere dal regno dei morti: sperimentazione, con un nuovo pubblico, del meccanismo del dislivello di conoscenza / Giungo a evocare il “rimpatrio nel deserto” / Torno alla struttura: cito i brani letterari ispiranti le stanzialità precedenti, sino ad arrivare al brano di Salgari tratto da “I naviganti della Meloria” / Richiamo al concetto che “tutto riguarda tutti” e che il pericolo ci accomuna / Richiamo alle parole precise di Salgari: “Internare nel deserto” / Ritorno alla vicenda dell’anciové: sarà segato a pezzi, disfatto nell’acido e buttato in mare / Immagine dell’intercapedine piena di acqua salata intorno al centro della terra / Ribaltamento dell’immagine del luogo in cui l’anciové ha incontrato i morti / Arrivo dell’anciové liquefatto nell’intercapedine, attraverso uno dei tanti tunnel sotto il mare / Rotazione nell’intercapedine di tutti i morti, incluso l’anciové / Chiedo che ora è, spiegando che mi serve saperlo per capire cosa fare / Recito il testo in versi, in piemontese, che racconta la nascita dell’anciové tramite il sogno / Cosa succede al corpo di un uomo – vivo o morto – quand’è sotto sale? “Cosa capita a un uomo “in cui il sale entra”? / Racconto in piemontese, sino alla contestualizzazione della schiera di morti nella “nuova vicenda” (tunnel, acido, motoseghe, viaggio delle taniche su tir e navi, rovesciamento del liquido in mare, viaggio nei tunnel, ri-materializzazione dei morti sulla gradinata, pronti ad aspettare il vivo che giunge a interloquire, mentre l’acqua gira nell’intercapedine e raffredda il fuoco al centro della terra) / Lettura in piemontese di tutto l’incontro con i morti, sino a “Basta ‘l perfum” / Dubbio se concludere con l’incontro tra il Grande Inquisitore e Cristo, con la nota domanda cruciale: decido di non farlo, di rimandare la citazione di Dostoevskij / Invito a scrivere sul quaderno e a porre domande all’Anciové /.
Sin qui, il diario di quella giornata.

Vi invito ora a riascoltare insieme a me la domanda del nostro “giudice”: eccola.

E ora – è un invito – andiamo a rileggere insieme il passo in cui Dostoevskij racconta dell’incontro fra il Grande Inquisitore e Cristo; solo dopo potremo rileggere le altre domande e osservazioni del pubblico, all’inizio di questa pagina di diario.

A Caraglio è stato gettato un seme prezioso per la prossima stanzialità di “STRAD-RAMA – L’anciové sota process”: presto, l’annuncio di data e luogo!

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