STRAD-RAMA | L’anciové sota process

Cosa può succedere a un uomo che, a causa dei postumi di uno strano sogno, riesce solo più a parlare in piemontese, è di ritorno dal regno dei morti e – parendo a tutti sconosciuta la sua lingua – viene scambiato per un migrante e “processato per direttissima”? Può succedergli di diventare il protagonista di una nuova pièce teatrale, rigorosamente scritta “su strada”: una tragedia o una commedia? A deciderlo sarà proprio la strada.
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STRAD-RAMA è un progetto drammaturgico-attoriale che coniuga avventura, provvisorietà e rigore artistico degli artisti coinvolti; e fa perno su un’idea di “disordine intelligente”, tesa a un teatro che indaghi sulla propria natura pedagogica e assuma funzioni contaminanti.
Nei suoi sviluppi STRAD-RAMA, si propone di:
– realizzare su strada ri-scritture di opere teatrali o letterarie pre-esistenti;
– testare e ottimizzare su strada nuove drammaturgie già scritte;
– scrivere su strada testi teatrali ex novo.
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Ecco in che cosa consiste la prima sessione di STRAD-RAMA:

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“L’anciové sota process”, un testo teatrale che viene costruito su strada in lingua piemontese e in versi. Protagonista è (come lo fu – ed è – Hilario Halubras in “Di Giovanni in oltre”) una maschera contemporanea: l’Anciové.

La prima puntata delle sue avventure, dove se ne evocano le origini, si è consumata nello spettacolo “L’anciové sota sal”. Si tratta di un uomo che sogna una notte di essere un venditore di acciughe che finisce sotto sale fra le sue stesse acciughe, dentro al barile che le contiene. Due cose notevoli capitano a quell’uomo quando si sveglia: le acciughe e il sale non se ne vanno e si trova a parlare una lingua per lui nuova: il piemontese.
Dopo avere ottenuto l’ascolto di molti vivi, girando per strade e piazze e vendendo parole, grissini e acciughe, incontra un uomo che, invece di ascoltarlo soltanto, ripete ogni sua parola; cosa questa, che convince l’Anciové a cedergli il suo mestiere e ad andare a incontrare l’unico pubblico che “gli resta da incontrare”: i morti. Sottoterra, tra i morti vive quella che ha tutta l’aria di essere la sua ultima avventura: così non è.

Il racconto de “L’anciové sota process” prende le mosse proprio dal ritorno de l’Anciové sulla terra: qui prova a riparlare ai vivi, ma nessuno lo capisce. In quella terra, la lingua che parla – il piemontese – non è più ricordata da alcuno. A nulla vale il tentativo di spiegare agli uditori che quella lingua è nata proprio in quei luoghi, è parte – come lui e loro – di quella terra: per tutti, a parlare è uno straniero. Non avendo documenti e risultando quantomeno bizzarra la provenienza dichiarata, si stabilisce che è un migrante; in quanto tale è pericoloso e – secondo le più recenti disposizioni di legge – viene processato per direttissima.

In “STRAD-RAMA – L’anciové sota process” si fa ampio uso della traduzione in itinere, sia perché è funzionale al disegno drammaturgico sia per consentire a chiunque di comprendere il dialetto e di apprezzarne così al meglio la sonorità.

 

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